Giu
23
Filed under (psicologia) by Enrico Maria Secci on 23-06-2014

 

Ecco una rassegna semestrale di questo blog di psicologia e psicoterapia.

Per chi è già passato di qua, per i 1665 ospiti fissi della pagina facebook di Blog Therapy e per chi in questi giorni arriverà su queste pagine.

Ho scelto i 12 post più rappresentativi di questo semestre per presentare Blog Therapy ai nuovi utenti e, soprattutto, per rendere più agevole l’accesso a contenuti che altrimenti passerebbero sottotraccia ingoiati dai motori di ricerca. Sì, perché non sono esattamente un esperto di indicizzazioni e dipendo in tutto e per tutto dall’utenza spontanea e del contributo di chi spende un “Mi piace” sulla pagina o torna di suo a visitare il sito.

Dunque, ecco Blog Therapy, psicologia e psicoterapia. Da gennaio, ho scritto di cyber-bullismo, di dipendenze affettive, di depressione; d’ amore e di solitudini; di film e di libri. Ma l’archivio ospita oltre 800 articoli.

Benvenuti! … e buona lettura.

 

Gennaio

*** Cyber-bullismo: violenze e scandali nei social net-work

*** “Splendore” di Margaret Mazzantini: una lezione d’amore

Febbraio

*** Storie d’amore: elaborare il distacco

*** La narcisista manipolatrice: quando il carnefice è una “lei”

Marzo

*** Psicoterapia: come aiutare qualcuno a lasciarsi aiutare

*** “Allacciate le cinture” di Ferzan Opzetek: la vita è un viaggio …

Aprile

*** Io te e WhatsApp. La nevrosi della coppia tecnologica

*** Psicologia: tre tipi di solitudine

Maggio

*** “Io ci sono” di Lucia Annibali – La mia storia di NON amore

*** La famiglia dipendente e il disagio dei figli

Giugno

*** Quel mite assassino della porta accanto

*** Chat e solitudine

Mag
17
Filed under (psicologia) by Enrico Maria Secci on 17-05-2014

“Caro papà,

lo so, mi vedi spesso triste e scontroso, dici che passo troppo tempo chiuso nella mia camera, che non ho orari e capisco che tu sia deluso da me. Anche quando litighiamo a causa di tutte le regole che infrango – le uscite, le sigarette e qualche bevuta di troppo – so che hai ragione e ho pensato a lungo prima di scriverti questa lettera, perché penso che tu abbia il diritto di sapere la verità. E credimi, per me è difficile.

Ricordi quando mi sono fatto male in palestra e sono rientrato col braccio fasciato? Ecco, il braccio me lo aveva rotto il mio spacciatore, e quella puzza di cui ti lamenti sempre non è di sigarette, ma di crack. E’ una specie di cocaina sintetica. Ho cominciato con una pipa ogni tanto e adesso non posso fare a meno di fumarne più che posso, perché altrimenti patisco violente crisi di vomito e di diarrea.Il punto è che le pipe costano, così, ho cominciato a scassinare i distributori automatici e, con Geko – Giancarlo, il mio amico – compiamo piccoli scippi.

Purtroppo la droga è cara, così mi sono indebitato con lo spacciatore, che mi ha pestato e minacciato di morte se non avessi saldato il dovuto.Sono stato costretto a mettermi a trasportare illegalmente i rifiuti di un cantiere. Ti dicevo che andavo in discoteca, e tu ti incazzavi, ma quando facevo l’alba era solo perché stavo sotterrando un sacco di materiale tossico in mezzo alla campagna. Poi mi fumavo una “pipa” e tornavo a casa. Non sono sempre scontroso, papà, sono solo molto fatto, spesso, ed è per questo che non ho potuto dare gli esami all’università e ho dovuto contraffare il libretto per prendere tempo. So che la mamma potrebbe morirne, tutti quei 30 sono falsi e di esami ne ho dato solo uno e non c’è alcuna possibilità che mi laurei l’anno prossimo. Ma ora la laurea non mi preoccupa, e ti dico perché.

Scusa se la mano mi trema e forse non leggi bene, ma i dottori mi hanno spiegato che a causa dell’amianto e di tutta la merda che ho trasportato le mie condizioni potrebbero precipitare imprevedibilmente da un momento all’altro.

Per fortuna, adesso sto ritrovando un equilibrio mistico grazie al Guru Pitka, che mi ha accolto nella sua setta spirituale e già dopo il rito iniziatico di mezzanotte mi sento meglio. Il sapore del sangue di capra non è male con le ostie consacrate e dicono che curi i tumori e molte altre malattie, purché si abbia abbastanza fede.

Pitka è molto generoso con noi e professa il sesso libero con le adepte del suo harem. Forse ho messo in cinta Lidia, la sua quarta moglie, ma non siamo sicuri che il bambino nasca sieronegativo, per questo dovremmo compiere un rituale speciale. Il Guru ha bisogno di 10.000 euro e vorrei tanto che tu, papà, mi aiutassi a trovarli per il bene del nascituro.

Ok, so che tutte queste notizie ti hanno turbato, so che avresti voluto un figlio speciale, bravo all’università, responsabile, onesto, sano. E io, papà, lo sono davvero. Il fatto è che tu non vuoi vederlo come sono, perché non sarò mai esattamente come avresti voluto che fossi. Lo dico perché ho bisogno che tu sappia che sono omosessuale, papà, e so che la cosa ti fa paura.

In realtà, gli esami li ho dati e mi laureerò a giugno, puntuale e in corso, non ho mai trasportato amianto ma solo pizze e non per comprarmi la droga, perché non ne faccio uso, godo di ottima salute e la setta del Guru Pitka non esiste.

In realtà, Geko è il mio compagno, ci siamo conosciuti all’università e stiamo insieme da quattro anni, e siamo innamorati e felici. Non scassiniamo, né scippiamo, ovviamente: siamo due ragazzi normali in un mondo non sempre facile, e vorrei che tu non facessi più parte di quel mondo e mi amassi sino in fondo per quello che sono perché, alla fine, sono un figlio buono, un figlio che ti vuole bene. Volevo dirti questo ma non sapevo come fare a farti, a farvi capire. Troppa paura dei drammi, tuoi e di mamma. Volevo provare a mostrarti che i drammi, le cose per cui indignarsi, disperarsi, preoccuparsi e vergognarsi sono altre.

 Con amore, tuo figlio.”

Ho scritto questa lettera “paradossale” ispirandomi al famoso libro di Robert Cialdini, “Le armi della persuasione” (2010, Giunti Editore), che, con un esempio analogo ma di tema diverso, spiega come a volte possa servire ricorrere a tecniche di comunicazione estreme per dire le cose più semplici e fare in modo che l’altro le consideri in una prospettiva diversa, una prospettiva che non consideri esclusivamente il proprio punto di vista ma includa anche tutto ciò che è “altro” da sé. Anche quando, come nel caso di questa lettera, l’altro è il proprio figlio.

Se fossi padre non vorrei mai ricevere una lettera così, e non certo per lo stratagemma che contiene ma perché dimostra che non c’è stato ascolto, non è avvenuto quel passaggio di valori di libertà e di amore incondizionato che sono la sfida, difficilissima, di ogni genitore e, in senso più ampio, di ogni persona in rapporto all’altra, quando l’altra persona – per un retaggio di presupposti e distorsioni sociali – vive la costrizione di sentirsi “diversa”. Penserei, però, che sia meglio una lettera così che niente, meglio questo che l’esclusione, l’impossibilità di riconoscersi, di capire, di sapere, di condividere …  C’è sempre uno spazio, la possibilità di cambiare, di dialogare, di aggiungere all’amore ciò che è mancato. Ne sono certo.

Oggi ricorre la Giornata Internazionale contro l’Omofobia.

Se pensi che ne valga la pena, condividi su Facebook e Twitter.