Col workshop “Sulla genitorialità: le mani della madre e il nome del padre” Massimo Recalcati, psicoanalista e scrittore, ha donato ai partecipanti un seminario magistrale e, insieme, un’esperienza terapeutica incisiva e profonda sull’essere genitori e figli. Una lezione di cui abbiamo bisogno come essere umani, perché l’essere genitori sufficientemente buoni non è una qualità genetica ma la risultanza di fattori psicologici e affettivi che trascendono la biologia e attengono primariamente al saper essere madri e padri ‘connessi’, emotivamente sintonizzati con i figli in ogni momento del loro sviluppo.

Il padre e la madre svolgono funzioni distinte e complementari e assolvere a queste funzioni nel modo migliore possibile, senza confusione di ruoli, ambiguità, né fughe o defezioni, contribuisce in modo significativo se non decisivo alla crescita di figli psicologicamente equilibrati, capaci di affrontare in modo resiliente i compiti evolutivi e gli eventi del ciclo di vita.

Recalcati attinge dalla psicoanalisi, dalla mitologia, dalle religioni, dalla letteratura e dal cinema, ma soprattutto da un’esperienza clinica trentennale per concettualizzare le funzioni della genitorialità con straordinaria linearità.

La “legge del padre”. Qual è la funzione del padre? Il padre è innanzitutto colui che insegna l’impossibilità di fare tutto, di godere di tutto, di essere tutto. È colui che pone limiti al desiderio irrealistico e illimitato del bambino. E’ un testimone della crescita di un individuo diverso da sé e non ha la pretesa narcisistica di aver fabbricato un proprio clone, ma la consapevolezza simbolica che procreare non significa possedere.

I tempi in cui viviamo, ha detto Recalcati, sono intrisi della negazione del limite che sembra esaltare il desiderio, ma in realtà lo nega. Perché la dimensione illusoria del “tutto è possibile” porta alla dissoluzione del contatto con se stessi, con gli altri e con il mondo. Così il padre ha il compito di incarnare il desiderio e la sua legge e di tramandarlo nella sua integrità, un’interezza che preserva il desiderio attraverso la sua limitazione.

Un padre sufficientemente buono non è colui che punisce, emenda, depriva e comanda, ma un padre che nel testimoniare la legge conosce la grazia e il perdono. Allo stesso modo, un padre sufficientemente buono non ha la presunzione di tramandarsi come eroe, di apparire infallibile.

Piuttosto, la figura del padre più funzionale è quella che dimostra di “non sapere tutto” e di “non essere tutto” e, in qualche modo, lascia spazio a tutti gli altri padri possibili e necessari nello sviluppo del figlio: insegnanti, allenatori sportivi, educatori, psicologi e altre figure parentali.

Nella sua riflessione Massimo Recalcati disgiunge con chiarezza la concezione biologia dell’essere genitori, legata al momento della fecondazione, dalla funzione simbolica della genitorialità e nota che si possono avere molti figli e non diventare mai padri o madri. Parallelamente si può essere madri e padri senza aver concepito biologicamente il figlio, come è sempre accaduto a partire dalla rappresentazione iconica della famiglia di Gesù e come avviene oggi nelle “nuove” configurazioni familiari: multietniche, omogenitoriali, stratificate quando i genitori biologici divorziano e intraprendono nuovi legami sentimentali

Le mani della madre. Se il padre è colui che incarna la legge del desiderio, la madre ha primariamente la funzione di soccorrere e di proteggere il bambino, sempre e incondizionatamente.  “Chi risponde al grido del bambino è madre (…). La madre assicura la presenza, una presenza presente. Chi è madre ha la capacità di particolarizzare le cure, rendere la cura non anonima, non standardizzata ma individualizzata. La cura materna rende ogni figlio unico e insostituibile”.

La funzione materna oltrepassa e a volte prescinde il concepimento anatomico, perché ci sono madri biologiche trascuranti, traumatizzanti e fortemente inadeguate. Il tema simbolico della maternità consiste nel dissidio tra la simbiosi col figlio e la libertà del figlio.

Recalcati spiega che “La maternità è un’esperienza di donazione che implica una perdita. Vuol dire amare la libertà del figlio. Una madre sufficientemente buona non esaurisce la sua funzione nella presenza. Una buona madre non è completamente madre, non è totalizzante, ma mantiene in sé l’essere donna.”

E qui la presenza presente, vera, del padre è fondamentale, perché il padre è determinante a che la relazione madre-figlio/a non imploda in una relazione dipendente, limitante e mortifera.

Dal discorso di Massimo Recalcati emerge un messaggio potente: la violazione delle funzioni paterne e/o materne creano nei bambini e negli adulti realtà cliniche, dolorose, destinate a propagarsi implacabilmente nelle generazioni successive.

E’ impossibile rendere nello spazio di un post l’intensità, la ricchezza, la profondità e la poesia del pensiero di Massimo Recalcati, perciò rimando ai suoi libri e ai suoi seminari nella speranza che il mio articolo funzioni da ponte per le persone che potrebbero trovare nell’opera di questo autore risposte fondamentali ai dubbi dell’essere genitori, ma anche ai quesiti che ognuno di noi porta dentro di sé in quanto figlio.

Una nota di merito alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico-Relazionale IEFCOSTRE per aver realizzato un evento così importante insieme a “Leggendo Metropolitano” e all’Associazione Prohairesis presso l’Auditorium del Conservatorio Statale di Musica G. P. Da Palestrina di Cagliari.

Come ha osservato il Dott. Alfredo Camera, psichiatra e psicoterapeuta, chairman acuto e onorevole del seminario, l’intervento di Massimo Recalcati ha a che fare con la cura in ogni sua declinazione: non solo il supporto ai genitori, ai padri e alle madri, ma anche a chi è chiamato al compito di essere genitore di figli non biologici, come gli insegnanti, gli operatori sanitari, gli psicologi e gli psicoterapeuti …

Enrico Maria Secci, Blog Therapy



Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.