Il mio articolo “Il narcisismo e la (dis)informazione in Rete” ha scatenato un dibattito notevole. L’aver invitato alla moderazione e al discernimento sul tema del narcisismo e della dipendenza affettiva mi è valso centinaia di like, ma anche commenti indignati. Risponderò alle domande postate qui e sulla mia pagina Blog Therapy con un articolo, perché mi sarebbe impossibile replicare alle singole persone che hanno scritto.

Credo che sia importante chiarire già da ora che in nessun caso le mie parole debbono essere travisate come un’apologia dei narcisisti patologici, tanto meno come una stigmatizzazione indiscriminata delle “vittime” e mi meraviglio che diversi utenti abbiano interpretato in questo modo il post e reagito come se io invocassi “l’amnistia” per i responsabili di violenze morali nella coppia.

Ma oggi vi racconto un’altra cosa, a mio parere tanto grave quanto pertinente il tema dell’abuso morale e della manipolazione. La questione è questa.

Una collega, una psicologa e psicoterapeuta, mi ha dato pubblicamente del marpione sulla sua pagina Facebook, insultato i miei utenti – tra cui un altro collega – su Blog Therapy e disseminato commenti sgradelvoli sulla mia bacheca, commenti che ho rimosso ma registrato.

Non scrivo il nome della signora in questione, perché non è importante e non serve ad affermare che trovo inconcepibile che chiunque, peggio che mai uno psicoterapeuta, possa offendere qualcuno con la parola marpione, diffamare chicchesia su un social network.

Da quanto si evince dal profilo Facebook della psicologa – un sito desolatamente ignorato dai più e direi non a caso -, la dottoressa si lamenta del fatto che io abbia 14mila fan e sostiene che dovrei pesare meglio i contenuti che pubblico per aver osato scrivere del clima da Santa Inquisizione che si sta creando indiscriminatamente intorno ai disturbi narcisistici di personalità . Certo. Intanto la nostra paladina della giustizia, un’esperta in abusi psicologici è talmente abile nel pesare le parole da scrivere testualmente che sono un marpione.

Forse si riferisce al fatto che ho scritto libri di successo? Ai numeri di questo blog? Alle mie pagine professionali? Non vedo come uno psicologo che lavora sodo e duramente da vent’anni come il sottoscritto possa meritarsi l’epiteto di marpione, una diffamazione digitata a chiare lettere sul web da un membro dell’Ordine degli Psicologi in spregio non solo della mera buona educazione, ma del codice deontologico che in più di un punto norma i rapporti tra colleghi.

Aggiungo che al mio invito a rimuovere l’improperio gratuito la signora non si è scusata affatto e per un po’ ha farfugliato “giustificazioni” per legittimare il suo “diritto” di darmi del marpione quanto le pare. Solo dopo che ha realizzato la serietà della situazione, la carissima ha nascosto o cancellato il post contenente la frase offensiva: “guarda caso sta vendendo più libri il marpione”.

Ovviamente ho tutti gli screenshot. Alcuni visibili sulla pagina Facebook Blog Therapy, dove ho ritenuto di reagire prontamente e evidenziare l’incresciosa condotta di questa persona, che già si era resa nota per i commenti aggressivi e sprezzanti rivolti ad altri utenti, tra cui psicologi rei di apprezzare la posizione sistemica e multi-dimensionale discussa nel mio post.

Questo episodio purtroppo mette in luce il disequilibrio e il livore con cui alcuni professionisti (una minoranza, per fortuna) si approcciano al tema del narcisismo, cosa di cui parla il mio vituperato articolo in cui ho semplicemente invitato ad affrontare argomenti urgenti e delicati come la dipendenza affettiva e i diversi tipi di narcisismo evitando facili criminalizzazioni e processi di massa e usando la cautela, l’equilibrio psicologico e la professionalità indispensabili per aiutare e tutelare le “vittime” di relazioni patologiche e patologizzanti.

Niente, più che le divergenze in ambito scientifico sono proficue per il progresso della ricerca, ma il dibattito deve essere civile e rispettoso. Si può e di deve esprimere il dissenso, se c’è, sui contenuti e non sulle persone utilizzando toni e parole squalificanti e brutali come marpione, che grosso modo è il corrispettivo maschile di un certo insulto volgare e sessista abusato per offendere le donne.  Detto questo, spero che la dottoressa in questione sarà in grado di valutare lucidamente se offendere personalmente e pubblicamente a mezzo Facebook un collega con l’epiteto di marpione faccia parte delle condotte di uno psicoterapeuta e compia un deciso cambio di registro sia come persona che come rappresentate di una comunità scientifica e professionale che si impegna seriamente, correttamente e con rispetto a promuovere l’equilibrio psicologico e la salute mentale di tutti.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy



2 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

silvia on 28 Settembre, 2017 at 13:00 #
    

CAro Dottore, sono anch’io una sua estimatrice e non approvo i sistemi adottati dalla sua collega per esprimere ciò che pensa di lei. Ciononostante credo che nel momento in cui si esce, come lei ha fatto, dal proprio studio per affrontare con tanta profondità ed efficacia l’argomento “narcisismo” per scegliere il web come destinazione, beh credo che bisogna mettere in conto un effetto domino, anzi direi tzunami incontrollabile, che porta a banalizzazione, estremizzazione.
Forse e soprattutto agli inizi del suo fortunato blog, per esprimere meglio alcuni importanti concetti e per definire meglio i ruoli di vittima e carnefice ha insistito molto (troppo?) sulla negatività oggettiva della figura del narcisista e questo ha sicuramente contribuito a demonizzarla. Forse era arrivato il momento di aggiustare il tiro. Ma l’invidia si sa fa brutti scherzi.
Saluti


Stellina on 25 Settembre, 2017 at 09:39 #
    

Faccio una premessa: spero che il mio commento sia pubblicato, perché ne ho lasciato uno ieri che è ancora in attesa di moderazione, anche se credo di essere stata rispettosa nel chiederle lumi sull’articolo da lei pubblicato, probabilmente perché non essendo una psicologa, non sono riuscita a dare la giusta lettura e mi ha lasciato un po’ sconcertata.
I suoi articoli e il suo libro sui narcisisti perversi sono stati per me di grande aiuto nel percorso che sto vivendo e grazie a quelli sono riuscita a fare notevoli passi nel mio percorso di recupero della mia identità e,come ho scritto precedentemente, non lo odio e ho superato la rabbia, perdonandolo per lasciarlo andare definitivamente dal mio cuore.
Non amo i social e non ci sono perché, spesso, invece di dialogare su posizioni differenti si ricorre all’insulto, molte persone sono convinte che se non la pensi come loro sei contro di loro…che tristezza!
Mi dispiace che esistano persone del genere e ha fatto bene a denunciare.


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