La divulgazione dei pericoli implicati nella relazione con individui dai tratti narcisistici disfunzionali e la diffusione del concetto di dipendenza affettiva come disturbo clinico stanno senza dubbio contribuendo a salvare molte persone da rapporti lesivi del loro equilibrio psicologico, quando non letteralmente letali, come ogni giorno apprendiamo dalla cronaca nera.

Tuttavia, aprire il vaso di Pandora delle cosiddette “relazioni tossiche” sta generando una confusione notevole e pericolosa in Rete, dove è facile trovare informazioni parziali, de-contestualizzate e fuorvianti. La parola “narcisismo” sta erroneamente diventando una parolaccia, un insulto e una condanna.

Stigmatizzati come nemici, come carnefici, killer sentimentali, i “narcisisti” rischiano di diventare le nuove streghe in un’era di Inquisizione Tecnologica e “giustiziati”  in massa come gli eretici dell’amore, i mostri e gli untori del nostro tempo.

La radicalizzazione dell’odio per il narcisismo è fomentata dalla rabbia delle “vittime” che oggi possono denunciare, indignarsi, rendere pubblico il loro tormento. E’ un loro diritto e una conquista perché i forum su questi temi contribuiscono ad alleviare i senso di alienazione, di ingiustizia e di solitudine che caratterizzano le storie di dipendenza affettiva, specie nel caso di un/una partner narcisista.

Ma come psicoterapeuta credo che mettere alla gogna chi vive il dramma del narcisismo, condannare chi ne è affetto e prigioniero, non possa che esasperare il dibattito su questo tema e banalizzarlo nella tragica semplificazione della dinamica vittima-carnefice.

Non si sottolinea a sufficienza che le persone con tratti narcisistici marcati e disfunzionali sono esseri umani sopravvissuti a traumi emotivi, ad abusi fisici e sessuali e/o a trascuratezza grave spesso nei primi anni a di vita.  I narcisisti disfunzionali portano addosso ferite emotive brutali e perciò sono incapaci di comprendere quanto i loro comportamenti possano urticare, ledere o spezzare i cuori altrui.

Criminalizzare i narcisisti non è un’opzione da un punto di vista psicoterapeutico. Non è utile a chi ha sofferto o soffre, perché può ostacolare l’elaborazione dei propri nodi, quelle dinamiche e quei processi individuali responsabili della collusione, della resa e della sottomissione a una relazione malata. Non è utile per i cosiddetti “narcisisti”, perché sentirsi additati come sub-umani e passati d’ufficio al rogo sfavorisce decisamente la presa di coscienza di avere un problema e limita la possibilità di chiedere aiuto.

Inoltre il narcisismo patologico non va confuso con il narcisismo maligno. Quelli che vessano, perseguitano, maltrattano e uccidono le proprie “vittime” rappresentano l’espressione apicale del disturbo narcisistico di personalità, che si esprime in un continuum da narcisismo “sano” a “maligno” passando per molte gradazioni curabili e limitatamente patologizzanti, a meno che, come spesso succede, anche la “vittima” non perpetri schemi di auto-sacrificio e si annulli nella relazione, aggravando così la propria condizione e quella della/del partner disfunzionale.

In Rete ho più volte trovato cose spiacevoli a riguardo, come tipizzazioni dei “narcisi” in stile lombrosiano, categorie che stabiliscono correlazioni tra alcune caratteristiche somatiche il questo disturbo di personalità. Si tratta di letture approssimative dell’opera di Lowen, aberrata come una sorta di “zodiaco” narcisistico.

C’è poi l’evocazione del “vampirismo energetico”, che travisa la metafora junghiana e l’archetipo del vampiro, e trasforma i narcisi in demoni sanguinari. O, ancora, lunghi post che limitano la terapia della dipendenza affettiva al “no contact”, come se bastasse a dirimere il dolore profondo e traumatizzante della dipendenza affettiva.

Provocatoriamente dico che siamo in odore di “razzismo psicologico” e considero l’evidenza che l’odio non ha mai curato nulla e nessuno, ma ha solo suppurato ferite e portato alla disfatta a tutti i livelli del funzionamento umano, dal micro al macro: individuo, coppia, piccolo gruppo, collettivi, società, nazioni, mondo.

Non sarà certo “processare” il nemico a salvarci dalle nostre ferite, né sferzare anatemi sulla sua personalità ci avvicinerà al cambiamento. Lasciamo in pace i narcisisti patologici, che soffrono più di noi, lasciamo loro la speranza della cura e ammettiamo a noi stessi che ci siamo “incastrati”, anche perché ‘narcisisticamente’ volevamo guarirli. E interroghiamoci su questo problema, e altri che ci riguardano, lasciando che il/la partner trovino il sostegno specializzato di cui hanno bisogno.

Integrazione ed equilibrio sono le parole-chiave per risolvere l’enigma di una relazione tossica con un/una narcisista. Questo è il compito dei terapeuti, un compito complesso e soverchiante che richiede una formazione intensiva, profonda e multi-modello. Si tratta di un impegno fatto di clinica, di ricerca, di esperienza e di sistematizzazione, un impegno che richiede devozione, passione e l’accortezza del non-giudizio.

Perché il giudizio conduce a focalizzarsi e rinfocolare i problemi, mentre gli psicoterapeuti – dal mio punto di vista – hanno l’obbligo di concentrarsi sulle soluzioni e non di rigirare, come si dice, il coltello nella piaga e limitarsi a “etichettare” con piglio psicodiagnostico chi sia narcisista e chi no, chi vittima e chi carnefice, chi “vampiro” e chi giugulare virginale, innocentemente offertasi al “massacro”.

Suggerisco alle persone interessate al tema del narcisismo di utilizzare la Rete per trarre solo degli spunti e approfondire con la lettura di libri specifici e, nei casi di particolare difficoltà, di rivolgersi a professionisti per una consulenza specifica o una psicoterapia mirata, se necessario.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy



16 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

Elisa on 11 Ottobre, 2017 at 12:24 #
    

concordo su tutto. Sono in terapia per sistemare la mia dipendenza affettiva e fin dall’inizio ho voluto evitare di colpevolizzare il mio ex compagno e di sparare solo su di lui. Lui ha il suo disturbo che, se un giorno capirà, potrà curare. Ma io sono responsabile della mia di vita, delle mie problematiche e delle mie scelte.
Completamente sbagliato parlare solo del narcisista in senzo negativo. Siamo due facce della stessa medaglia, che ognuno faccia ammenda con se stesso e ritrovi la serenità.


Leoncina on 6 Ottobre, 2017 at 17:24 #
    

Gentile Dott. Secci,

credo che abbai ragione. Sin dal primo contatto con un narcisista si capisce che qualcosa non va.
Noi che ne restiamo impelagate (sì, faccio anch’io parte del club) abbiamo la segreta speranza di “curarli”. Si tratta di quella che, qualche giorno fa, alla radio, un vittima di un narcisista ha definito la sindrome “della Bella e la Bestia”: ci si illude narcisisticamente di essere la Bella capace di trasformare la Bestia in Principe Azzurro, senza accorgersi che la Bestia è bestia, punto e basta.

Complimenti per il suo blog e il suo lavoro!


elisa on 26 Settembre, 2017 at 14:10 #
    

Caro Dottor Secci,
mi trovo al 100% d’accordo con lei. Sono stata impelagata per circa 5 anni, tra alti e bassi, in una relazione con un narcisista patologico. Ho capito di avere a che fare con un narcisista patologico circa 2 anni fa e, nonostante questo, sono rimasta dentro la relazione. Forse sono rimasta proprio perchè, come dice lei, avevo la convinzione narcisistica di riuscire a cambiarlo. Per un certo periodo ho anche frequentato un forum dove predicavano il no contact. Questo forum inizialmente mi ha fatto sentire bene perchè mi ha fatto sentire meno stupida… ma dopo un po’ non mi aiutava più. Leggere le storie di sofferenza delle altre vittime era come rivivere il mio dolore.
Un mese fa ho avuto l’ennesima batosta. Spero l’ultima. Non lo sento da un mese e non spero più che ritorni come ai tempi delle altre crisi. Voglio ribadire che io avuto la piena consapevolezza di stare con un narcisita patologico per circa due anni e non ho fatto niente per allontarmene. E’ chiaro che il problema oltre che in lui, è in me. Non mi hanno certo puntato la pistola per stare con lui. E quello che vorrei dire a tutte le altre vittime: sì loro sono delle persone pessime ma noi gli abbiamo permesso di essere pessime. E non vanno demonizzati nel senso che è la loro natura a spingerli ad agire in questo modo. E’ più forte di loro. Possono essere solo compatiti perchè saranno degli insoddisfatti cronici e non capiranno mai quanto sia bello dare amore.


Robertolargiu on 25 Settembre, 2017 at 18:12 #
    

Lavoro in psichiatria da oltre 20 anni. Lei ha scritto un articolo, seppur divulgativo, epistemologicamente perfetto, e carico di ottimo buon senso. Saluti


Patrizia on 24 Settembre, 2017 at 21:31 #
    

Mi unisco alle sette mail contrarie al suo articolo, perché se non si è vissuta un’esperienza abusante e violenta come quella con un narcisista perverso o maligno o patologico non si può capire davvero il profondo dolore di una vittima.Una laurea in psicologia, una preparazione teorica specifica ed esperienze indirette non sono sufficienti.
Io sono stata una vittima che ha sofferto molto a lungo per un rapporto che è stato,sin dall’inizio, volutamente invasivo, offensivo ed umiliante.Sono riuscita ad uscirne grazie alla mia cultura ed al mio intuito che da sola mi ha indirizzato verso la diagnosi leggendo il grande Lowen cui sono seguiti decine di altri libri,sempre scoperti da sola.Solo anni dopo sono arrivata al suo blog e ad altri blog validi presenti su internet.
Poi la mia consapevolezza,sorretta dalla mia tenacia e dalla mia voglia di sopravvivere,mi hanno condotto ad un lavoro su me stessa mediante una terapia individuale lunga sette volte la durata del rapporto abusante e violento psicologicamente – e già questo dà l’idea di quanto devastante possa essere stata quest’esperienza per la mia persona – Ecco perché io capisco e rispetto profondamente il dolore di ogni donna che abbia subito una sofferenza come la mia, perché l’ho vissuta sulla mia pelle.E posso assicurarle che anche guarendo e rinascendo,la cicatrice che ho nella mia Anima sarà sempre con me e che io non sarò mai più la persona innocente che ero prima.
Aggiungo che non sono mai stata una dipendente affettiva, ma che l’uomo maltrattate che ho avuto la sfortuna di incontrare nel momento più buio della mia vita, stava iniziando a rendermi tale, e poiché aborrisco ogni tipo di dipendenza, ho deciso di troncare definitivamente.Ma è stato dolorosissimo.
Concludo dicendo che mai nessuno che rispetti il dolore delle vittime – ancora più un terapeuta – può e deve giustificare i comportamenti di una tale patologia,così come nessuno dei libri specifici ed autorevoli che ho letto ha affermato che un narcisista possa guarire,semplicemente perché non è in grado di vedere altro all’infuori di sé.
Chi finisce in terapia sono le donne,vittime di uomini abusanti e maltrattanti che, con molta disinvoltura, passano da una vittima all’altra, con la fredda, ripetuta e disarmante facilità di interrompere "un rapporto usa e getta" che, ottenuta la conquista, non ha più motivo di esistere.


Stellina on 24 Settembre, 2017 at 11:09 #
    

Buongiorno Dott. Secci,
ho appena letto il suo articolo e, sinceramente, sono rimasta interdetta.
Meno di un anno fa, alla conclusione della mia relazione, cercando in rete mi sono imbattuta in un suo articolo sul narcisismo patologico, da lì ho capito che io avevo avuto a che fare con una persona con un disturbo di personalità di quel tipo e i motivi per i quali mi sentivo così male e non mi riconoscevo più.
Mi è servito, mi ha permesso di attraversare l’inferno di dolore e ricominciare a vivere, a riprendermi la mia identità…anche grazie ad un altro blog nel quale mi sono confrontata con altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza.
Non c’è demonizzazione e neanche odio, pensi che io gli voglio bene nonostante la truffa emotiva e lo stupro dell’anima che ho subito da parte sua, so che ha un problema da risolvere di cui non credo sia neanche consapevole, poiché si ritiene perfetto e colpevolizza sempre gli altri, non credo che neanche voglia fare psicoterapia e mettersi in discussione.
Lui sta bene così,recitando il suo ruolo in quella pantomima che chiama vita. Io non provo più niente per lui, anzi mi fa pena, in un certo senso, perché chi è incapace di amare si perde la bellezza dell’esistenza.
Questo per dirle che l’unica cosa da fare è allontanarsi e che nessuna persona è in grado di aiutarli perché non vogliono essere aiutati non riconoscendo di avere un problema.
Questo articolo che lei ha scritto lo trovo in contraddizione con tanti che ha scritto in passato, come ha sottolineato Monica in un commento precedente.
Le chiedo, con molta umiltà e rispetto, di fare chiarezza sull’argomento.

Una donna che non si è mai definita vittima.


Rosa on 24 Settembre, 2017 at 08:50 #
    

Tema delicato e complesso.. il suo articolo tocca la banalizzazione e la superficialità dei gestori di molti "luoghi pubblici" (soprattutto in FB a mio avviso) nei quali le vittime di relazioni abusanti si raccontano, con grande sofferenza e spesso grande rabbia. So per esperienza che è proprio nella fase della rabbia cieca e furiosa (verso se, verso l’altro) che si comunica di più, bisogna sfogare , spurgare a parole quella devastazione totale che abbiamo dentro, quel senso di essere state derubate, imbrogliate, tradite nella cosa per noi sacra e inviolabile, i nostri affetti. È una fase terribile, lei lo sa bene. Un dolore che sembra non finire mai. La rabbia e’ forse l’unico motore che ci permette di sopravvivere, non di vivere. Poi, molto lentamente arriva la fase in cui la vita torna a sprazzi, e si comincia a comprendere le proprie debolezze e le colpe altrui( io trovo ancora molto diverse le mie responsabilità da quelle dell’abusante, io non ho danneggiato altri, ma me stessa) e si prendono le distanze, che sono interiori, non tanto il no contact, dall’altro, ma anche da quella parte di noi che ha permesso.. ci si ristruttura, ci si vede con occhi nuovi, ci si ascolta con più rispetto. . Ma in questa fase ci si esprime meno, è un grande lavoro silenzioso, che per me è stato anche di isolamento dalla vita di prima, mi serviva spazio vuoto e poche interferenze scelte. Il
Perdono all’altro è un dono, che non tutti ottengono, una meta possibile che ci renderebbe davvero liberi. Ma se non ci si riesce ( per qualcuno forse è davvero troppo) mi sembra che una tranquilla vera indifferenza, priva di rancori, di ripicche, di cattivi auguri, sia un buon punto di arrivo. Per noi stessi.
Sono molto dispiaciuta e allibita per gli attacchi che ha subito, continui a lavorare serenamente su questi temi, purtroppo nel web parlano troppe persone disturbate, molto seriamente. Lei ha tutta la mia stima.


Marcella on 23 Settembre, 2017 at 09:36 #
    

Io credo che le sue considerazioni siano vergognose caro dottore.
E il ruolo che lei ricopre le rende ancora più gravi.
Quello che ha scritto mi fa pensare che lei conosca i narcisisti patologici a livello teorico. In pratica parla come chi non è mai stato vittima.
Decanta la comprensione di una patologia che a volte sficia nella psicapatia e la richiede da chi? Dalle vittime!! E giustifica i narcisisti con la teoria dei traumi infantili quando sappiamo tutti che ci sono studi che dimostrano anomalie del loro cervello.
Cosa dovrebbero accogliere le vittime, nel loro caso? Cosa dovrebbero giustificare in loro? Un brutto boto preso a scuola? La maestra li ha sgridati e mamma non era lí a proteggerli? Sono caduti dal letto di notte? Oppure dal seggiolone??
Un terapeuta seguito come lo è lei dovrebbe dare più peso a ció che scrive, perchè ha la responsabilitá di dare un imput a tanta gente.
Sono le vittime che vanno comprese! Le vittime che conprendono non solo le donbe di questi pazzi psicopatici, ma anche i figli, i colleghi di lavoro, i parenti.
Usi la sua professione per aiutate le vittime a consapevolizzare il problema.
Usi i suoi mezzi per dare strumenti di difesa a chi non ne ha. Non giustifichi chi della comprensione altrui non sa che farsene perchè neanche la vuole.
Le sue parole sono una grave mancanza di rispetto nei confronti di chi ha sofferto e soffre ancora da vittima di questa piaga sociale.
Sono indignata! Da vittima le voglio esprimere tutto il mio disappunto per la leggerezza con la quale ha scritto questo articolo.


Donatella on 22 Settembre, 2017 at 20:47 #
    

Incastrata in un rapporto con un narcisista patologico, dopo varie sofferenze e presa conoscenza di tale patologia ho attuato il no contact…
L’ho rivisto dopo 2 anni, non lo odio, il sentimento si è affievolito ma non scomparso… Semplicemente sto alla larga….so che ha un problema da risolvere e io non sarò mai la cura..guardo tutto da lontano e assaporo la consapevolezza della sua patologia e non cattiveria….la serenità di aver capito e la corazza che mi sono costruita con la riflessione, le letture e lo studio di questa malattia demonizzata a volte fin troppo da persone non preparate a fare diagnosi e dare giudizi!!!
Grazie al Dott.Secci per i suoi libri sull’argomento


luigi accardo on 22 Settembre, 2017 at 15:12 #
    

Trovo assolutamente illuminante questo mirabile intervento del dott. Secci, perchè è esattamente la mia opinione in materia dopo anni di psicoterapia. Quello che posso ricordargli è che la vittima (collusa e volontariamente vittima, VOLONTARIAMENTE lo sottolineo), non è quasi mai capace di vedere il ruolo che si è costruito e che ha costruito addosso al proprio presunto carnefice e rifiuta qualsiasi discussione in merito. Risulta facile porsi nella parte della vittima e ancora più facile mettere il partner, il genitore, o l’ex in quella del carnefice, indipendentemente dal fatto se sia presente un disturbo di personalità o altro tipo di disagio. Come si vede già dai commenti precedenti chi si mette dalla parte più comoda (facendo appunto dello sterile vittimismo), non solo non accetta che venga messa in discussione questa dogmatica certezza (di essere stato alla mercè di un mostro), ma anzi risponde in modo rabbioso e risentito. La sua ossessione nell’analizzare in un continuo loop gli atteggiamenti del presunto narcisista (presunto perché chi lo descrive in modo tale si investe della capacità ,che invece non possiede, di porre diagnosi di disturbo psichiatrico (non parliamo di specialisti in psichiatria o di psicoterapeuti) è proporzionalmente corrispondente alla assoluta negazione di volere risolvere il suo vero problema, ovvero se stesso e il suo stesso vissuto. Come detto la nevrosi nel sottolineare quanto si è sofferto a causa di un altro cancella ogni speranza di prendere coscienza del proprio vissuto interiore, che esiste solo in funzione della relazione con chi egli pensa ha tentato di distruggerlo per cattiveria (classico discorso dei bambini). La verità è molto differente. Esistono i narcisisti, ma poi esistono centinaia di persone con giganteschi ed inconsci problemi di dipendenza e di individuazione di sè, che hanno sviluppato negli anni un solo grande ed impalpabile "no contact", il no contact verso se stessi e il proprio vissuto. Presunti esperti mediatici di tali dinamiche non fanno altro che rafforzare queste posizione vittimistiche, per scopi che credo vadano dalla semplice divulgazione al più becero lucro, con effetti che possono essere facilmente immaginabili


monica on 22 Settembre, 2017 at 14:06 #
    

Ho solo qualche domanda. Prendo una parte di ciò che ha scritto:
"Criminalizzare i narcisisti non è un’opzione da un punto di vista psicoterapeutico. Non è utile a chi ha sofferto o soffre, perché può ostacolare l’elaborazione dei propri nodi, quelle dinamiche e quei processi individuali responsabili della collusione, della resa e della sottomissione a una relazione malata. Non è utile per i cosiddetti “narcisisti”, perché sentirsi additati come sub-umani e passati d’ufficio al rogo sfavorisce decisamente la presa di coscienza di avere un problema e limita la possibilità di chiedere aiuto."
Ecco, come è possibile che chieda aiuto o prenda coscienza se in realtà non vede nessuno all’infuori di se stesso?
Prendo un pezzo di un altro suo articolo (Nella mente del narcisista perverso):
"Nella mente del narcisista l’altro non esiste, non esiste come interlocutore, non esiste come persona ma è solo specchio e strumento per convalidare la propria immagine e arricchire una narrazione egocentrica, grandiosa, che necessita di vittime da sacrificare alla propria personalità despota e sovrana."
Com’è quindi possibile che possa rendersene conto?
Altro suo articolo (Aiutare il narcisista è possibile?)
L’idea che il narciso affronterà una psicoterapia e cambierà per amore si struttura come una prospettiva illusoria che mantiene il rapporto ad oltranza e, in certi casi, diventa una sorta di “desiderata”, un obiettivo irrealistico inseguito sino al parossismo che anima e alimenta la dipendenza affettiva.
Come è possibile quindi che un narcisista possa sentirsi additato se lui per primo ritiene di non avere un disturbo?


L.G. on 22 Settembre, 2017 at 12:12 #
    

Sono una ex vittima, e non sono una dipendente affettiva. E non è che non lo sono perché vengo da una famiglia perfetta, tutt’altro! Mia madre era malata di mente! Una malata seria! Di quelle che al tempo nemmeno c’era una diagnosi certa. Di quelle che davvero non sanno distinguere il bene dal male, di quelle che delirano e parlano "da sole", e a volte, aggrediscono anche fisicamente. Mio padre era un uomo arrabbiato, frustrato e ignorante e per quel che ha potuto, ha fatto. I nonni materni piuttosto assorbiti dalla tragedia familiare. Ho un mio percorso alle spalle e una struttura ben solida e anche se un tempo avrei anche potuto avere tratti da dipendente, oggi, nel duemiladiciassette NON NE HO PIÙ, ho lavorato su me stessa e tanto! Eppure, seppur breve, ho intrapreso una relazione affettiva con una narcisista, direi più maligna che patologica, ma sa, io non sono un professionista, sono solo una che l’ha semplicemente vissuta sulla propria pelle. E seppur breve, è stato comunque un grandissimo trauma, non mi ha spezzato il cuore, caro dottore, ma ha cercato di distruggermi provandole tutte e proprio perché sono solida, tante sue mosse le ho riconosciute soltanto dopo, guardando al passato con distacco e curiosità. Al tempo sono passate inosservate e sa perché? Non c’era una ferita non sanata da riaprire! Ma anche se fossi stata dipendente, e quindi in una posizione diciamo più fragile, non vedo come si possa deresponsabilizzare certi tipi di comportamenti ben costruiti e studiati A TAVOLINO, a volte da individui che fanno un percorso di studi mirato ad ottenere una posizione che li faciliti in questo, per esempio psicoterapeuta. E se fossi stata una sua paziente, e quindi mi fossi trovata in un momento di estrema fragilità? Avrei potuto anche rimanerci secca! Si approfittano delle persone, e qualunque ragione abbiano per farlo non può e non deve essere una ragione accettabile, non si fa e basta!
Ma siccome c’è gente che lo fa e non ci sono tutele materiali o legali, non ci rimane che la divulgazione. In questo articolo mi pare che la convinzione di poterli guarire ce l’abbia lei. Ce l’ha, Dottore? Questa è una mano tesa verso questi soggetti? Sta dicendo loro che se ci hanno fregate è stata colpa nostra che lo abbiamo permesso? Come quando una ragazzina con una gonna un po’ troppo corta viene aggredita da un maniaco per strada? Se l’è cercata? Paragone forte? Ne avrei di peggiori!


Barbara on 22 Settembre, 2017 at 08:18 #
    

L’infanzia difficile è un lasciapassare per andare a distruggere reiteratamente e consapevolmente la vita altrui??? Io non ho parole!


Stefania on 21 Settembre, 2017 at 21:46 #
    

Non si tratta di razzismo psicologico….anzi la posizione assunta da lei dottore puo’ essere interpretata tale dalle vittime di queste persone


Martina on 21 Settembre, 2017 at 20:30 #
    

Loro non soffrono più della vittima!
La vittima viene fatta soffrire gratuitamente mentre lui trova appagamento dal vederla soffrire.
Non vanno demonizzati ma non si possono neanche perdonare in nome di un’infanzia problematica.
Vengono amati ma non vedono l’amore che ricevono e non credo riconoscano di essere malati.
Non chiederanno mai aiuto perché dovrebbero accettare di non essere perfetti.
Unica soluzione per la vittima è abbandonarlo al loro destino e provare a rinascere attraverso un giusto percorso terapeutico.
Anche demonizzarli o parlare semplicemente di loro per la vittima è rimanere agganciata.
Solo il silenzio è un totale distacco possono portare a stare meglio oltre che riconoscere la propria dignità e decidere che vale più di ogni altra cosa.
Non bisogna odiarli, non bisogna provare assolutamente nulla, indifferenza totale.


Stefania on 21 Settembre, 2017 at 19:40 #
    

Bene io non sono una psicologa ne una psichiatra ma ho ritrovato in ciò che scrivete voi psicologi e psichiatri la spiegazione del comportamento del mio ex.Figlio unico è stato viziato evha un rapporto ombelicale con la madre che ancora a 42 anni gli dice cosa mangiare.Lei si sente bella pensa sempre al peso e ha paura di invecchiare.Supermammona ancora si fa cucinare dalle madre attaccata a lei in maniera possessiva.So che cmq nella sua famiglia ci sono seri casi di depressione….Lui aveva rapporti con altre donne e mentiva.Purtroppo 3 anni fa ho cominciato ad accorgermene.Poi ho capito che lui non stava bene.Io mi ammalano.Non criminalizo nessuno…. però non si può rimanere indifferenti a certe cose.Solo chi le vive le conosce e e secondo me è giusto far sapere chi abbiamo di fronte.Non possiamo fare finta di niente!!!!Siamo in democrazia e noi vittime abbiamo il diritto di dire al mondo cosa abbiamo vissuto !!!!


Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.