“L’ho uccisa perché mi ha rimproverato per aver lasciato delle briciole di pane sul tavolo”. Questo, secondo le cronache, il ‘movente’ di Dimitri Fricano, reo confesso dell’uccisione della fidanzata Erika Preti. La coppia trascorreva un periodo di vacanza in una villetta a San Teodoro, una vacanza finita in tragedia. La dinamica dell’omicidio riferita dall’uomo all’inizio delle indagini – un tentativo di rapina - è apparsa subito inverosimile e fantasiosa.

Dimitri Fricano ha sostenuto la sua innocenza per oltre un mese e solo ieri ha raccontato la brutale  verità. Si può uccidere per un rimprovero la persona amata. Si può assalire, accoltellare e sopprimere per futili motivi una compagna da dieci anni e pensare di farla franca congegnando alibi maldestri. Fricano afferma di sì e dimostra ancora una volta la necessità dell’orribile neologismo del ‘femminicidio’ affinché si parli con precisione e con cognizione di causa delle perversioni relazionali che la gente chiama ‘amori’.

Poche settimane fa, sempre in Sardegna, il pestaggio a sangue di Manuela, una ragazza di 26 anni ridotta al coma dal fidanzato Riccardo Madau. Il venticinquenne, credendola morta, si è tolto la vita gettandosi da un cavalcavia. Alla base del folle gesto un’altra relazione malata basata sull’illusione narcisistica del possesso e sul parossismo del controllo.

Ogni femminicidio è caratterizzato dalla stesse trame e dagli stessi orditi: il travisamento dell’amore da ambo le parti, una marcata asimmetria relazionale e l’assenza cronica di reciprocità. Ogni femminicidio è l’epilogo di un disturbo dell’affettività non curato e quasi sempre banalizzato.

Questo autentico eccidio sentimentale rappresenta il culmine di un processo lungo e disperante punteggiato da maltrattamenti crescenti cui la “vittima” non riesce a sottrarsi. Molto spesso si abitua e spera che il proprio amare “curi” il “carnefice”. Purtroppo ciò non avviene e solo tardivamente, o mai, le persone soggiogate dalla dipendenza affettiva tentano di reagire provocando il raptus omicida.

Alla luce degli incessanti femminicidi, interrogarsi su come arginare questo sterminio è sempre più urgente e chiama in causa tutti noi, perché in tanti, troppi sottostimano l’epidemia di traumi psicologici che in ogni forma colpiscono donne e uomini completamente indifesi.

Purtroppo la voce degli psicologi e degli psicoterapeuti che cercano di sostenere la diffusione tra le “vittime” di una maggiore consapevolezza è ancora debole, ovattata da troppi stereotipi e da troppe resistenze e ostacolata da una coscienza collettiva spaventata.

C’è molto da fare perché i soggetti infragiliti dalla manipolazione e dal ricatto affettivo apprendano il linguaggio che ridefinisce le loro relazioni come “relazioni tossiche” e assimilino la consapevolezza delle dinamiche che le incatenano al potenziale omicida o, come accade nella gran parte dei casi, le condannano a una sorta di morte vivente.

Ti uccidono per le briciole sul tavolo. Ti insultano per un non nulla. Ti vessano e ti perseguitano per gelosia, ma ti tradiscono ogni volta che possono. Ti abbandonano come fossi un sacco della spazzatura. Ti distruggono perché odiano la tua capacità di amare illimitata e incondizionata, che li umilia perché dimostra la loro incapacità di stare al mondo senza depredare, manipolare e distruggere.

Oltre 15 anni di pratica clinica mi portano a constatare che i “carnefici” sono individui narcisisti, depressi, persone affettivamente inibite e disregolate nell’espressione delle emozioni. Sviluppano un’identità apparentemente adattata, sanno mimetizzarsi dietro un perfetto Falso Sé e convogliano tutto il loro dolore sulle/sui partner.

Ma il dato più rilevante è che questi individui rifiutano di farsi aiutare e peggiorano negli anni la propria condizione e quella delle persone che hanno la sfortuna di incontrali come Erika e Manuela.
Perciò la prevenzione non può che partire dalla sensibilizzazione delle potenziali vittime, dei loro amici, familiari, colleghi e conoscenti.

Se ne avessi la possibilità, rivolgerei un appello a ogni singola persona che subisce incolpevolmente e inconsapevolmente la ferocia dell’altro: “Chiedi aiuto appena stai male, appena lui/lei suscita in te emozioni di disperazione, di blocco, di dipendenza e di astinenza. Al primo tradimento, al primo schiaffo fisico o morale chiedi aiuto e non fidarti delle sue scuse”.

Se potessi, invierei a milioni di madri, padri, amici, colleghi di lavoro delle “vittime” l’invito a prendersi cura di loro e ad essere protettivi e netti quando dovessero accorgersi che hanno davanti una persona che si spegne sotto i loro occhi “per amore”.

Enrico Maria Secci
©Riproduzione riservata



4 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

stefano on 19 Agosto, 2017 at 16:45 #
    

Anche su questo dissento…. almeno in parte. Al di la della mera analisi psicologica che non sono assolutamente in grado di confutare, le chiederei di fare anche un’analisi sociologica sul problema “femminicidio”. Mi spiego meglio…. è un problema che sale agli albori della cronaca da circa 6 anni …. qualcosina in più… volendo, e guarda casa coincide esattamente con l’inizio del periodo di deflazione e recessione economica in Italia. Bene…. detto questo tutti sappiamo che in Italia l’affido condiviso è tale solo sulla carta …. e che per longa repetitio facti il padre fuori di casa… il padre paga gli alimenti e a volte anche il mantenimento della moglie…..
Con questo non giustifico niente e nessuno ….. ma una analisi fatta solo su un profilo psicologico sconnesso dal sociale mi pare un pochino riduttivo


Adriana on 25 Luglio, 2017 at 12:06 #
    

Non credo sia così semplice aiutare chi è vittima di una relazione malata.Spesso le donne si rifiutano di vedere il male del loro compagno,lo difendono e lo assecondano.Si allontanano dalle famiglie e si isolano pensando che gli altri non capiscano il loro amore


Marcella on 25 Luglio, 2017 at 09:29 #
    

A mio avviso le vittime non vogliono ritenersi vittime e avendo più coraggio e onesta del.carnefice mirano.a.sanare la.relazione. Lui spaventa il più delle volte, nei suoi scatti imprevedibili, inutile pensare di prevedere, da che sei a cena a scambiarci effusioni amorose.ti ritrovi abbandonata è senza passaggio in piena notte quando pensavi che sia andato al.bagno. Ritengo che si può intervenire e si deve, sui carnefici prima.che uccidono. Perché l obiettivo deve essere aiutare il soggetto sofferente al fine di.evitare le morti di donne capaci di amare senza sottrarsi ai sacrifici.


M. on 24 Luglio, 2017 at 15:33 #
    

Grazie per questo articolo che dice tutto quello che la tv e i media non dicono: si fermano al fatto che l’amore che uccide, che maltratta, che punisce, che umilia non è amore, ma questo mi ricorda l’immagine di una mamma che dice al figlio di non mangiare le caramelle perchè fanno male. grazie. più in profondità non vanno. ci si avvicina a queste cose solo quando si è coinvolte personalmente e allora si inizia a cercare informazioni, ma forse non basta o è già troppo tardi, visto quello che sta succedendo…


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