La psicopatologia scaturisce spesso dalla mancanza di senso, dall’impossibilità di rintracciare una qualche coerenza, un significato accettabile in ciò che ci accade. Come esseri umani, in ambito relazionale e affettivo abbiamo l’impellente necessità di capire il ‘perché’ di un dato comportamento e la soddisfiamo spesso attraverso la logica lineare o causale, che presuppone l’esistenza di una causa e di un effetto. Per esempio, “Se sono attento e premuroso (causa) l’altro mi premierà con l’affetto (effetto)”, “Se l’altro mi rifiuta (effetto) vuol dire che ho sbagliato qualcosa o qualcosa non va in me (causa)”. La logica causale fornisce un modello ipersemplificato delle dinamiche relazionali e si dimostra tanto più inefficace quanto più é complesso il contesto interattivo su cui la applichiamo. Infatti, i rapporti umani rispondono a una psico-logica che ha poco a che vedere con la logica lineare. La comunicazione é un fenomeno circolare (Watzlawick et al., 1974) in cui “cause” ed “effetti” sostanzialmente non esistono ma costituiscono una mera e arbitraria riduzione della complessità a segmenti lineari di “se… allora” che utilizziamo per semplificarci la vita e muoverci agilmente in universo ignoto: la nostra stessa psicologia, quella dell’altro e le infinite risultanze dell’interazione tra queste due sfere.

Elementi di problem-solving relazionale. Ogni situazione di conflitto interpersonale, ogni crisi psicologica, ogni evento relazionale traumatico (come un tradimento, una separazione o un lutto) sfidano le ‘teorie lineari’ sulla realtà che abbiamo intessuto nel corso di esperienze relazioni pregresse e le sfibrano. Ci lanciamo così alla ricerca di “perché” (di cause) nell’illusione che solo così potremmo arginare e risolvere le conseguenze di un disastro emotivo. Quando il problema riguarda il rapporto con laltro, uno degli errori più comuni è tentare di comprendere i motivi delle sue azioni partendo al presupposto che la sua mente funzioni come la nostra e ad utilizzare inconsciamente il nostro modo di vedere la realtà per cercare possibili soluzioni. I rimedi derivanti da questa strategia di solito “peggiorano il male”, proprio perché basati sulla convinzione implicita che l’altro pensi a modo nostro, condivida le medesime convinzioni e gli stessi nostri valori. Interpretare le comunicazioni della controparte secondo il proprio punto di vista finisce per aumentare le distanze ed esacerbare i conflitti. Viceversa, quando siamo disposti a dialogare su come percepiamo una certa situazione e laltro ci offre spiegazioni sul proprio soggettivo vissuto è più facile elaborare soluzioni efficaci, soddisfacenti per entrambi.

Non i perché” ma i come. Quasi sempre i “perché” di ambo le parti rappresentano solo parzialmente la realtà del rapporto e, una volta condivisi, aiutano a comprendere che il problema è originato da una concatenazione progressiva di distorsioni comunicative e fraintendimenti reciproci. Lavorando su come i partner hanno co-costruito i presupposti del conflitto diventa possibile, nella gran parte dei casi, risolverlo e rinsaldare il rapporto.

Questi brevi cenni sul problem-solving interpersonale valgono a condizione che le parti in causa si considerino impegnate nella relazione, che nutrano un interesse autentico luna nei confronti dellaltra e si riconoscano reciprocamente lo stesso valore. Nelle relazioni dipendenti, sin dal principio impegno, interesse e parità di valore mancano alla base: il rapporto è improntato su una forte e rigida complementarietà, con un partner che si percepisce (o di fatto è) “dominante” e l’altro che subisce, più o meno consapevolmente, questa definizione e si sforza per conquistare amore e approvazione. Ciò avviene perché il partner debole agisce in buona fede sulla base del presupposto errato “se avrò pazienza e mi comporterò bene (causa), l’altro cambierà (conseguenza)”; “l’altro mi ignora, mi maltratta o mi punisce (conseguenza) perché io non sono o non faccio abbastanza” (conseguenza).

La distorsione causale nella dipendenza affettiva.E’ evidente che la logica causale utilizzata dal dipendente affettivo per risolvere un rapporto così frustrante e sbilanciato compone sequenze lineari che vanno tutte a proprio discapito, e che si concentrano quasi interamente su di sé e sulle proprie mancanze, senza considerare adeguatamente gli errori e le inadempienze del partner. Questo, quando la controparte presenta tratti narcisistici non fa che esaltare ulteriormente il suo potere percepito ed esasperare l’asimmetria della relazione. Se poi il partner è un narcisista, il sistema diventa un gioco al massacro, una gogna continua, un tribunale perverso che condanna sempre e inappellabilmente il dipendente affettivo, costretto ogni giorno di più a espiare la sua presunta e consensuale inadeguatezza mentre coltiva il miraggio che, dopo tanto penare, arriveranno la grazia dell’amore del suo inquisitore.

Un rapporto a doppio cieco. Il dramma è che nella dipendenza affettiva la relazione non esiste, e nessuno se ne accorge. Voglio dire che il dipendente affettivo finisce per concentrarsi completamente su di sé, sui propri “errori” sul proprio dolore, perdendo di fatto la percezione realistica del “soggetto” che “ama”, “soggetto” che diventa oggetto, totem, utopia. Nulla di simile all’originale narcisista, instabile e a propria volta gravemente avulso dalla realtà e dalla relazione. Nella mente del narcisista laltro non esiste, non esiste come interlocutore, non esiste come persona ma è solo specchio e strumento per convalidare la propria immagine e arricchire una narrazione egocentrica, grandiosa, che necessita di vittime da sacrificare alla propria personalità despota e sovrana.

Il narcisista e la sua partner sono due ciechi incapaci di vedersi lun laltro, condannati a presupporre lesistenza di un amore che è soltanto la proiezione terrificante dell’incapacità di amare qualcuno all’interno di una realtà psicologica diversa: congiunta, appagante, condivisa e progettuale.

Nodi, traumi e timori. Sia il narcisista che la sua vittima sono psicologicamente individui estranei, alienati, isolati irrimediabilmente luno dallaltro, persone che insistono nel cercare di risolvere un problema a livello relazionale, un problema che non esiste, che non esiste in quanto la relazione stessa non esiste e, spesso, non è mai esistita se non come un alibi inconsapevole per evitare, ciascuno a proprio modo, di affrontare una volta per tutte il problema reale: il rapporto con se stessi, con la percezione di sé, con una storia personale piena di nodi e di discontinuità, di timori e di traumi.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

 



6 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

mary on 21 Agosto, 2017 at 22:47 #
    

Due anni in cui sono salita e scesa da una giostra pericolosa.
Tradita già dal primo giorno , ingannata nel peggiore dei modi, insultata e deprivata della mia dignita quando mi.sono sentita dire che se sono rimasta con lui dopo che mi ha tradita valgo niente..per nom parlare degli insulti x strada..con la peggiore parola che si può dire a una donna.
Ho contato non so quanti tradimenti per poi vedere negare l evidenza ..non so quante volte mi ha lasciata salvo poi dopo qualche giorno.ricomparire com messaggi e telefonate, appostamenti e inseguimenti finche ci ricascavo.
L ultima volta abbandonata alla.vigilia di ferragosto ..motivo? Perché avevo chiesto attenzione quando parlo..dato che ormai ero diventata trasparente.
Chiedo al dott. Secci come fare per contattarlo telefonicamente. O se mi.può contattare tramite mail
È proprio urgente
Ps. Lui ha un test di.roshiach che conferma un disturbo narcisistico di peraonalita con stampo.ossessivo.


Noela on 19 Agosto, 2017 at 13:23 #
    

Ho 55 anni, un matrimonio lunghissimo alle spalle e figli adulti.Avrei detto di me "equilibrata, libera, indipendete, buona autostima" Ma poi 8 anni fa, incontro "il mostro" , pochi anni piu giovane di me e mi sembra l’uomo che ho sempre desiderato . Inizia una storia che tra addii e ritorni dura 8 anni. Meglio dire : mi invento una storia. Il fatto che non avesse mai avuto una compagnia ,ne moglie ,ne storia lunga e che vivesse ancora con la mamma doveva allarmarmi? Forse . Esco da questi anni , frastagliata, umiliata, con considerazioni stravolte per quanto riguarda il mio equilibrio. Gli ho permesso di umiliarmi, (ed in pubblico è veramente doloroso)
Ci sono stati momento in cui il dolore per l su assenza era persino fisico.
Ho finito da poco di leggere il libro del dott. Secci sui narcisi perversi. E’ utilissimo perchè contiene tutto ciò che può aiutarmi e rafforzarmi a far scendere nella "pancia" tutto cio che nella testa è molto chiaro.
Ora ho bisogno di perdonarmi, ho bisogno di essere forte , perchè lui tornerà… torna sempre…
Ho bisogno di capire che alla fine tutta questa sofferenza era necessaria per crescere. D’altra parte per produrre anticorpi bisogna passarci dalla malattia, no? Auguri sinceri a tutti noi.


Butterfly on 17 Agosto, 2017 at 15:33 #
    

E’ finita ieri, dopo un tentativo di recupero di qualche mese fa la relazione più controversa della mia vita. Ieri in mezzo alla strada, lui per telefono, pregavo perchè tutto fosse un incubo. Ero un peso, un obbligo, qualcuno con cui stare per pietà. Premetto che io faccio tutto da sola e i problemi sono soliti gestirli da me. Cosi ad un tratto ha voglia di stare solo, con me solo se ne ha ma assolutamente nessun obbligo. Da ieri aono più o meno un cadavere che cammina, non riesco nemmeno a mangiare o trattenere cibo.Mi sento cosi male, che mi pare impossibile guarire da una sofferenza così atroce


Exenia on 9 Luglio, 2017 at 13:16 #
    

Questo articolo conferma i miei dubbi. Credevo di vivere in un “noi” ed invece improvvisamente sono stata messa di fronte all’evidenza. Non era mai esistita una coppia, esisteva solo il mio volermi vedere in una relazione. Ero un’illusa del nulla!


Daniela castagna on 7 Luglio, 2017 at 20:23 #
    

È esattamente così come descrive. Le nostre qualità, i nostri sentimenti servono all’altro per sentirsi qualcuno, ma nessuna comprensione reale, nessun affetto profondo, nessuna generosità nei nostri confronti. Tutta una orribile finzione. Durissimo ammetterlo, ci si sente morire. Ma poi rinascere è una magnifica sorpresa .


FIORE on 7 Luglio, 2017 at 11:16 #
    

Come sempre un articolo che va dritto al punto. Quella che crediamo essere una relazione, quello che crediamo amore… con un narcisista non esiste. Ammetterlo è estremamente difficile quanto liberatorio. A chi si riconosce in una condizione simile a quella descritta consiglio di farsi aiutare, perché si può riuscire e guarire e liberarsi.


Lascia un commento
Nome:
Email:
Sito web:
Commento:
Codice di sicurezza: