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Immaginate una società che annulla i confini tra pubblico e privato, che digitalizza e monitora le attività di ogni cittadino all’insegna della salute pubblica e del bene comune. Provate a pensare a un mondo senza segreti, un mondo del tutto trasparente dove l’identità digitale corrisponde all’identità personale, anzi la sostituisce “per potenziarla” e alimentare una comunità iper-connessa e senza più barriere.

Questa società futuribile è descritta ne “Il Cerchio”, l’avvincente romanzo di Dave Eggers che affronta il tema del potere dei social-media  e le possibili conseguenze psicologiche, sociali e politiche dell’abuso delle nuove tecnologie. Mae, la protagonista della storia, ottiene un lavoro un’immaginaria azienda chiamata il Cerchio – una sorta di Facebook o di Google – con miliardi di utenti lanciata verso il monopolio dell’informazione, del marketing e dei servizi online in ogni campo.

Dalla sicurezza alla sanità, dalla ricerca geologica allo studio del dna umano, il Cerchio mira a costruire una società perfetta sulla matrice della propria organizzazione aziendale, che a Mae e a tutti appare perfetta. Al Cerchio ogni cosa è ultra-efficiente, bella e pubblica grazie all’enorme ricchezza generata dagli utenti del social-network.

I fondatori del Cerchio promuovono un’adesione universale alla piattaforma e per realizzare l’utopia di un mondo felice professano la necessità di creare immense memorie digitali dove stoccare l’esistenza di ciascuno grazie all’impiego di mini-telecamere e microchip sottocutanei personali.

Cosa potrebbe accadere se tutto questo avvenisse realmente? Dave Eggers lo spiega pagina dopo pagina, perciò consiglio di leggere il libro, che è un moderno Grande Fratello. A differenza dalla cupa società totalitaria descritta da Orwell, quella del Cerchio appare positiva, allegra, divertente, così simile alla nostra, inondata di selfie smaglianti, di Youtubbers e iGers entusiasti ed entusiasmanti …

Il social-media totalitario raccontato da Eggers è troppo vicino a Facebook, Google e Amazon per non identificare i pericoli prospettati dal romanzo con gli accadimenti attuali legati all’utilizzo scriteriato delle piattaforme social. Infatti, i confini tra identità digitale e identità personale risultano ormai pericolosamente sfumati e la confusione tra reale e virtuale dà luogo a conseguenze sconcertanti, come  il bullismo e lo stalking tecnologico, sino al fenomeno Bue Whale, il “gioco” dell’istigazione al suicidio che ha sconvolto l’opinione pubblica.

Sempre più, la comunicazione interpersonale è delegata a strumenti come WhatsApp perciò abbiamo sempre meno persone che parlano guardandosi negli occhi e sempre più avatar che agiscono al loro posto, in loro nome e questo sta portando a un impoverimento della qualità emotiva dell’interazione e a un imbarbarimento dei costumi anche fuori dal web.

Da più parti si fa strada l’evidenza di un analfabetismo funzionale crescente, ovvero l’incapacità di elaborare correttamente le informazione e di collocarle all’interno di una riflessione critica. Di pari passo, il grado di analfabetismo emotivo sembra aumentare in proporzione all’abuso dei social-network col risultato che soggetti ultra-attivi nella cultura del narcisismo digitale risultano inadeguati, scarsamente empatici e superficiali in situazioni relazionali facci a faccia .

L’indebolimento collettivo dell’identità personale, della capacità elaborativa e di quella empatica nel romanzo “Il Cerchio” è il preludio di una dittatura mondiale basata sull’appiattimento della soggettività, ovvero l’annullamento delle differenze e della privacy.

Forse siamo distanti da uno scenario così catastrofico, ma il libro di Eggers – come “Il Grande Fratello” di Orwell aiuta a riflettere sulle implicazioni negative dell’abuso dei social e invita a un utilizzo più consapevole e personale delle nuove tecnologie, un utilizzo che tenga conto della differenza sostanziale tra “personalità vera” e “avatar”.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
©Riproduzione riservata

 



1 commento

Giu on 3 Luglio, 2017 at 14:34 #
    

Viviamo nella società di pochi uomini, molti mezzi uomini e …tanti avatar..una persona uguale tanti avatar ma spesso tanti avatar non riescono a fare una mezza persona. Zero identità personale, irragionevole incoerenza, l’ apparire dell’ essere, essere niente e l’opposto di niente, gettare fumo negli occhi, e intossicarsi dello stesso fumo gettato, per poi ricusarlo, rinnegarlo, e decatarlo come brezza vivificante. Pronosticare gratuitamente sciagure e godere del male descrivendo vivide situazioni schizzofreniche e schizzate. Allucinare con l’oppio della scrittura..di una scrittura spazzatura, di una scrittura che descrive chi si intende impersonificare, perché di personaggi si parla? Aforismi e poesie abusate e violentate, ci si veste di finte umiltà e spiccato perbenismo, che cela in realtà solo individualismo, materialismo e totale assenza di pentimento e senso del pudore, di selfies e foto acchiappa like e crogiolarsi di una dopata popolarità mediatica, di cui si è artefici e vittime. Allora di cosa si parla?..di che amori si parla?di quali amicizie?di quale vita?di quale era..di cosa si vive o per cosa si vive? Progresso?rilevanza dei rapporti umani?l’ essere?o..


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