Ci sono coppie che suscitano ammirazione perché sanno avanzare negli anni sempre più innamorate e coese e sembrano capaci di superare indenni cambiamenti e crisi senza separarsi e, soprattutto, continuando ad amarsi. Esempi rari, in un panorama in cui la durata delle relazioni supera di rado i sette anni senza subire un processo di erosione del sentimento amoroso che, quando non muta in reciproca sopportazione, sfocia nel conflitto e nella separazione. Eppure, all’inizio di una storia d’amore entrambi i partner vorrebbero che fosse “quella giusta”, che duri tutta la vita, come impone lo stereotipo corrente. Ci si chiede spesso come mai, malgrado l’impegno dei partner, gli amori finiscano, anche perché le sofferenze sentimentali e i disturbi relazionali sono motivo tra i più frequenti di disagio esistenziale. Ma per comprendere le ragioni per cui una coppia non regge al passare del tempo è più utile concentrasi su come una relazione funziona quando è stabile, soddisfacente e duratura, anziché andare alla ricerca delle cause di rottura nello specifico caso. Per quanto ne so, scoprire le “cause” del disagio coniugale non ha mai salvato un matrimonio, anzi, ha alimentato il senso di frustrazione e di ineluttabilità circa le “colpe” dell’uno e dell’altro o delle rispettive famiglie d’origine. Meglio ispirarsi a quelle coppie solide e inossidabili, che hanno molto da insegnare su come gestire una relazione se si vuole conservare a lungo, intatto e ricco di soddisfazioni, il proprio rapporto sentimentale.

Posto che non esiste un modello generale, legittimo e sovrano, di amore che dura e si rinnova nel tempo, le coppie longeve sembrano accomunate dalla capacità di far fronte alle trasformazioni correlate al cambiamento degli individui che le compongono e agli eventi critici che, inevitabilmente, punteggiano l’esistenza di uno o di entrambi. Un evento critico, per esempio, è la difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro o ad affermarsi professionalmente, oppure la morte di una persona significativa; ma possono essere critici rispetto all’equilibrio della coppia anche  avvenimenti positivi come il successo nello studio, l’avanzamento di carriera e persino sposarsi e avere un figlio. Per il sistema psiche individuale e di coppia ogni sollecitazione emotiva, sia negativa che positiva,  può innescare risposte disgreganti. Ogni sistema psicologico, infatti, resiste al cambiamento e fatica ad adattarsi a condizioni nuove una volta che ha stabilito una qualche forma di equilibrio. Così la coppia stabile e soddisfacente è caratterizzata da una qualità che la distingue dalle altre: la resilienza di coppia. Se la resilienza psicologica dell’individuo è la capacità individuale di superare e trarre forza da circostanze avverse o stressanti, la resilienza di coppia è definibile come la competenza condivisa di reagire ai cambiamenti con flessibilità e dinamismo. Questa capacità è il frutto di una combinazione, sempre originale e differente da caso a caso, tra i partner: si tratta cioè di una qualità emergente dalla coppia, qualcosa che i singoli potrebbero non possedere e che deriva dal particolare modo in cui interagiscono. Accade che individui scarsamente resilienti possono diventare molto resistenti e positivamente reattivi attraverso l’esperienza di coppia o, viceversa, che soggetti molto resilienti diventino estremamente fragili all’interno di una relazione d’amore.

Condivisione di valori. Una coppia resiliente innanzitutto si impernia sulla forte condivisione (in genere implicita) di valori. I partner che vivono un sodalizio inossidabile sono concordi su quali priorità assegnare al sesso, al danaro, al lavoro, alla famiglia d’origine, all’amicizia, eccetera e si dimostrano reciprocamente disponibili ad accettare le differenze di vedute senza trasformarle in questioni di Stato. Di rado, per esempio, le coppie resilienti formulano regole che limitino la libertà individuale dei partner circa le amicizie da frequentare o vivono con frustrazione e distruttività rapporti esterni alla relazione che non siano condivisi. Al contrario, un classico delle coppie che presto o tardi scoppiano o implodono, è la costruzione di vincoli e di norme quasi di livello giuridico che servirebbero a tutelare il rapporto da tradimenti e a evitare lo stress della gelosia. Puntualmente, alla rigidità del menage tra i partner corrisponde una qualche forma di infedeltà che funzionerà da detonatore di fronte al primo evento critico concomitante.

Libertà e affermazione personale. La coppia resiliente è tale se accorda ampi spazi di libertà e di affermazione personale, se li stimola e li promuove. Questo non vuol dire che i partner si percepiscano “uguali”. Ciò che colpisce nelle coppie soddisfacenti e stabili da molti anni è la chiara suddivisione dei ruoli e la valorizzazione delle differenze di ciascuno. Un po’ come dire, parlando di coppie eterosessuali resilienti, che “l’uomo fa l’uomo e la donna fa la donna”. Suona retrogrado e infatti val bene pure il contrario: uomo ai fornelli e donna manager possono essere perfettamente resilienti, purché la suddivisione dei ruoli sia condivisa e non certo la conseguenza di decisioni unilaterali, ma spontanea, concorde e soprattutto flessibile.

Basso invischiamento, elevata indipendenza. Altri segreti della coppia che resiste al passare del tempo e supera le difficoltà della vita sono il basso grado di invischiamento con le famiglie d’origine e l’indipendenza reciproca. Circa il primo punto, le coppie resilienti si somigliano tutte: costruiscono un nucleo familiare a sé e riescono a limitare le ingerenze dei genitori e dei congiunti più prossimi, pur rimanendo complessivamente integrate nella rete parentale. A confronto, le coppie che si sfaldano tendono a mantenere legami ai limiti della simbiosi con le famiglie d’origine, legami che nel corso del tempo diventano quasi invariabilmente motivo ricorrente di discordia. Per quanto riguarda invece l’indipendenza tra i partner, il rapporto sembra tanto più resiliente quanto meno i membri della coppia si percepiscono indispensabili l’uno all’altro. Per questo, al di là di scenari da romanzo d’appendice o da vecchia Hollywood, frasi come “Non posso fare a meno di te”, “Non vivo senza te”, “Tu sei tutto per me” di certo non auspicano un grande futuro amoroso.

Sesso e passionalità. Se nelle coppie in declino l’attrazione sessuale tende a una curva discendente, segnata da ripetitività, noia e disinteresse progressivo di uno e a volte di entrambi i partner, le coppie resilienti migliorano la propria vita sessuale col passare del tempo e gestiscono i periodi in cui, fisiologicamente, può verificarsi un calo del desiderio e dell’intesa. Una coppia resiliente fa sesso, una in odore di crisi no, o lo fa male e comunque senza passione. Se infatti l’avanzare dell’età e la trasformazione dei corpi derivante dalla maturazione sono spesso correlate a una riduzione dell’attività sessuale, la coppia resiliente reagisce riducendo la frequenza dei rapporti in favore della loro intensità e qualità in termini di soddisfazione reciproca. Passione è la parola-chiave, anche se è complesso definirla e dove persino poeti e scrittori faticano è difficile che la psicologia primeggi. Si può comunque arrivare a un’idea della passione, ingrediente necessario anche se non sufficiente della resilienza di coppia, parlando di desiderio, di sensazione di bellezza, di feeling epidermico che continua nonostante le crisi e gli anni che passano.

La resilienza, elisir di lunga vita dell’amore non è una pillola che si può assumere al bisogno né un rimedio per coppie già in crisi, ma il risultato di impegno autentico e continuativo nella relazione, sempre nel rispetto reciproco e nella consapevolezza che lo stare insieme è una scelta da rinnovare ogni giorno e che l’amore, se non alimentato con perseveranza, sfuma in grigiore e insoddisfazione.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
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