Espressioni simili a “scegliere di pancia”, “avere un peso sullo stomaco”, “sentire un groppo in gola”, “avere fegato” o avvertire simpatia e antipatia “a livello viscerale” esistono in tutte le lingue del mondo. Descrivono stati d’animo, sensazioni e motti psichici in modo istintivo e immediato. In fondo, cosa spiega meglio l’innamoramento che “avere le farfalle nello stomaco”?

Due cervelli. Istintivamente, comunichiamo le nostre emozioni emozioni riferendoci all’apparato gastro-intestinale ma quella che sembrerebbe una semplice metafora racconta una realtà affascinante della mente umana: la nostra vita psichica deriverebbe dall’attività di due cervelli, il cervello propriamente detto (l’organo protetto dalla calotta cranica) e il cervello viscerale (o profondo), che coincide con l’apparato digerente, in particolare con l’intestino. Un cervello nella testa e uno nella pancia, che comunicano di continuo e si influenzano reciprocamente. Eppure non siamo abituati a decodificare i segnali del cervello addominale, sintomi che possono avere un significato al di là della disfunzione dell’organo e che possono indicare un disagio psicologico prima ancora che avvenga un’elaborazione cosciente da parte del cervello propriamente detto. Mal di stomaco, diarrea, stipsi, reflusso gastroesofageo, disturbi digestivi, dolori addominali da colon irritabile, quando non attribuibili a malattie e infezioni, appaiono in una prospettiva psicologica come indicatori di un disagio emotivo che l’individuo non riconosce o che tende interamente ad attribuire al disturbo fisico.
A conferma di queste ipotesi sempre più ricerche evidenziano correlazione tra stipsi e stati depressivi, tra disturbi ansiosi e diarrea e dimostrano l’efficacia psicoterapia nel trattamento della sindrome da colon irritabile (Moser 2012) rispetto al trattamento farmacologico o del placebo.

Il ruolo del cervello addominale. I due cervelli sono collegati da un complesso sistema a due vie di cellule nervose e il cervello viscerale, presidiato solo in parte dalla coscienza, funziona come una sorta di “detector” emozionale, modificando il suo stato a seconda dell’ambiente circostante. Così, una situazione considerata razionalmente tollerabile dal cervello “di testa” può scatenare un’intensa risposta difensiva “di pancia”: il cervello addominale comunica l’allarme emotivo sotto forma di dolore, reflusso , diarrea, nausea, vomiti o altra sintomatologia a carico del sistema digerente. Si tratta, in realtà, di reazioni sane e adattative quando correttamente interpretate dal cervello “ufficiale”, che quindi produrrà reazioni proporzionate e congruenti all’effettiva minaccia.

Un condominio difficile. Purtroppo, i nostri due cervelli si comportano, a volte, come condomini in conflitto: si ignorano, si sbattono porte in faccia, si fanno i dispetti e si mentono a vicenda. Per rendere l’idea della lite condominiale, il cervello “di testa” minimizza o dileggia direttamente le manifestazioni di quello “di pancia”: se la prende direttamente con gli organi e li sottopone a visite e farmaci, senza ascoltare le loro rimostranze e emotive che, come accade nella depressione e negli attacchi di panico, diventano grida laceranti. Insomma, non è un caso che anche disturbi come anoressia e bulimia nervosa possano essere rappresentati come il frutto di un’autentico “sciopero” del cervello cranico contro quello viscerale (o, a volte, viceversa).

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
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