WhatsApp è il servizio di messaggistica istantanea più utilizzato. È agile, versatile ed efficiente perché facilita la comunicazione e lo scambio di materiali (immagini e registrazioni vocali) ed è gratuito. Per questo WhatsApp è l’applicazione perfetta per interloquire rapidamente con i propri contatti. Ma, come ogni tecnologia, l’icona verde con la cornetta del telefono circoscritta da un fumetto, può diventare oggetto di compulsione, abuso e dipendenza, e complicare le relazioni sociali anziché semplificarle . 

Infatti, in assenza di un galateo telematico condiviso WhatsApp può dar luogo a travisamenti continui, a volte gravi, nella coppia, tra amici e nel lavoro, perché la possibilità di comunicare con chiunque e in qualunque momento può dar luogo a episodi fastidiosi, incomprensioni imbarazzanti o conflitti inutili. 

Per esempio, alcuni utenti di WhatsApp ‘dimenticano’ le più elementari regole di educazione: inviano messaggi a qualunque ora del giorno e della notte, si inalberano se non ricevono risposte immediate e assumono atteggiamenti aggressivi e /o inquisitori se il destinatario risulta online, ma decide di non interagire con loro.

Molti altri pretendono di discutere via chat di questioni importanti, intessono lunghe discussioni, dissertano, accusano, perdonano, giudicano. La comunicazione diventa così un processo intricato e faticoso ed è soggetta a frequenti violazioni del ‘principio di reciprocità’ che regola le interazioni tra faccia a faccia tra interlocutori, con conseguenze quantomeno grottesche. 

“Perché hai disabilitato la spunta blu?”, “Come mai non hai risposto al mio messaggio?”, “Non parlavi con me ma eri forse in linea con X?”. L’uso scriteriato di WhatsApp consente di fare indagini incrociate sulle attività online dell’altro e compiere pericolose inferenze sulla sua affidabilità, fedeltà o sincerità in una relazione amicale o amorosa. Ne derivano con una certa frequenza travisamenti e discussioni interminabili.

Il sistema di chat gratuita viene a volte adottato al posto della comunicazione faccia-a-faccia, ma si dimentica che inviare stringhe di testo, faccine, foto o messaggi vocali non ha lo stesso effetto, valore e forza delle medesime comunicazioni in un contesto interpersonale reale. La comunicazione via app perde la fondamentale caratteristica dell’immediatezza, perché gli interlocutori possono rimandare la risposta nel tempo e utilizzare il silenzio come strumento di manipolazione; inoltre i messaggi scritti sono privi degli aspetti più salienti della comunicazione: il non-verbale (mimica, gesti, postura, ecc.) e para-verbale (tono, timbro, volume della voce). 

La diffusione di WhatsApp è tale da rendere l’applicazione protagonista di storie d’amore dal corteggiamento alla fine del rapporto. Tenerezze, liti, tradimenti e chiarimenti: sempre più si affida al cellulare la sorte di una relazione, con conseguenze talvolta disastrose. Per non parlare dell’effetto WhatsApp quando una storia finisce: l’icona verde diventa un’ossessione per tanti, un mezzo per spiarsi, per inviare comunicazioni indirette attraverso ‘stati’ e ‘foto’ profilo e per prolungare oltremodo l’agonia della fine.

Insieme a Facebook e Instagram, WhatsApp entra di prepotenza nella vita emotiva degli utilizzatori al punto che da occupare spazio persino in psicoterapia, dove sempre più spesso i pazienti avvertono l’esigenza di portare le videate dei messaggi scambiati con interlocutori significativi. Noto con frequenza che la qualità della relazione è inversamente proporzionale alla quantità dei messaggi scambiati su WhatsApp. Ovvero, più si demanda alla App l’invio di comunicazioni salienti, peggio è. 

Avremmo bisogno di un galateo per WhatsApp che riconduca al buon senso e restituisca valore all’interazione vis-à-vis, che richiede più impegno, più coraggio e più empatia del banale digitare su una tastiera di cristallo. La prima regola di questo ipotetico galateo sarebbe: ”usa WhatsApp esclusivamente per inviare comunicazioni leggere o di carattere pratico”. Altre piccole norme di bon-ton potrebbero essere: ”evita di inviare messaggi su WhatApp a persone che non conosci”, ”invia messaggi in orari appropriati”, ”non pretendere una risposta”, “se vuoi dire qualcosa di importante trova il modo di farlo di persona”.

Occorre riflettere sul fatto che WhatApp sia certamente utile, ma espone i processi comunicativi al pericolo di reiterate violazioni dei confini interpersonali e al rischio di incomprensioni, gaffes ed errori di comunicazione che possono diventare irrimediabili. 

Enrico Maria Secci, Blog Therapy
©Riproduzione riservata



2 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

FIORE on 11 Maggio, 2017 at 16:44 #
    

Come sempre un articolo pieno di verità. Grazie.


Chiara on 8 Maggio, 2017 at 23:07 #
    

Applausi!!!


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