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Name: Enrico Maria Secci
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ivy: sì ma gli psicoterapeuti non appaiono nelle pubblicità, non si vedono in tv i faccioni tristi di persone o magari testimonial famosi che entrano da voi e ne escono volando.. è la red bull a mettere le ali, e il sorriso e la vita tranquilla lo dà la pasta barilla o a scelta i biscotti del mulino bianco.
in fondo la pubblicità serve per questo no? sennò uno si comprerebbe i biscotti qualunque al discount, ma vuole l'effetto felicità che vede in tv
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sophie: Il libro mi ha rapito in pochi istanti. E' stato davvero illuminante riguardarmi in varie situazioni in cui mi sono trovata con vari partner e relazioni. Il linguaggio è semplice, scorrevole; lo stile piacevole, comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Per Natale ho già individuato 5 persone a cui regalarlo.
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Dott. E.M. Secci: Caro Fgem, ha ragione. Alcune situazioni arrivano a un grado di compromissione tale che a volte alche l'approccio psicoterapeutico e farmacologico combinati possono risultare scarsamente efficaci anche nel lungo periodo. E' utile precisarlo. Ma, per fortuna, si tratta di una percentuale di casi piuttosto ridotta. Nella stragrande maggioranza dalle patologie psicologiche e psichiatriche è possibile guarire, è possibile depotenziare il sintomo sino ad annullarlo e farlo in tempi brevi.Concordo anche su un atro punto: se tutti facessero bene il proprio lavoro, possibilmente in un'ottica interdisciplinare e non polemica, le cose andrebbero ancora meglio.
La ringrazio per il vivo interesse e per la sensibilità al tema.
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fgem: mi permetto di precisare: il mio commento era volto a quell'accezione da lei fornita della psicoterapia come "l'unica cosa veramente efficace contro la depressione, l'ansia, il panico, le fobie, le dipendenze affettive e molto altro" che confermo essere un'asserzione assolutamente eccessiva ed anche lievemente poco rispettosa di chi quei disturbi li vive quotidianamente sulla propria pelle. non si tratta di disturbare i luminari del passato. si tratta di far fare agli psicoterapeuti il lavoro da psicoterapeuta ed agli psichiatri il proprio. magari le patologie psichiatriche profonde e radicate, penso alle sindromi distimiche, potessero giovarsi esclusivamente di uno o 7 colloqui! ma, francamente, in quegli stessi pazienti non è neppure che una seduta di psicoterapia restituisce loro la "progettualità" per pensare a sè stessi liberi dal proprio disturbo.
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Dott. E.M. Secci: A CORRAL DE REI: grazie per i nuemrosi interventi sul blog, sempre pertinenti, riflessivi e graditi.
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Dott. E.M.Secci: Risposta a Fgem: Studi compiuti da Talmon negli anni '90 hanno evidenziato che un singolo colloquio psicoterapeutico può agire con efficacia sui problemi presentati dai pazienti, smentendo così il luogo comune psicoanalitico in base al quale la psicoterapia debba essere necessariamente un percorso lungo, "profondo" e doloroso perché possa dare risultati. Inoltre, ormai gran parte della comunità scientifica considera la psicoterapia il trattamento di prima scelta per le psicopatologie più diffuse. A fronte delle più recenti evoluzioni delle tecniche psicologiche e psicoterapeutiche il numero di sedute necessario per produrre uno sblocco sintomatico è generalmente inferiore ai 7 incontri e non è affatto raro riscontrare cambiamenti già dalla prima seduta.E' bene aggiungere, e approfitto del suo intervento per sottolinearlo, che la singola seduta di psicoterapia in molti casi non è comunque sufficiente per avviare un cambiamento stabile, ma può certamente restituire alla persona una progettualità, consegnarle un piano terapeutico e darle immediatamente la possibilità di pensare a se stessa in chiave diversa, liberata dal disturbo.Grazie Fgem per il commento!
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fgem: dire che una seduta di psicoterapia costituisca "l'unica cosa veramente efficace contro la depressione, l'ansia, il panico, le fobie, le dipendenze affettive e molto altro" mi sembra decisamente eccessivo e fuorviante.
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corral de rei: A parte la stupidita' della pubblicita'in se .. sarei proprio curiosa di capire cosa c'e'dietro le menti eccelse che l'hanno partorita.
Quindi .. a parte questo, quello che mi sembra un buon segnale e' che si citi espressamente la psicoterapia quale possibile "rivale" in affari ( tra le righe in fondo c'e' questo no ?) e siccome ben sappiamo che, nella norma, si attacca cio' che si teme, potrebbero esserci buoni presupposti per sperare che siano sempre meno i grulli che si comprano una macchina costosa anziche' farsi curare la capoccia.
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lelluzzo: semplicemente bravo.......
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albix: Forse quei pubblicitari hanno fatto lo stesso ragionamento che fece un mio amico durante la proiezione di una pellicola in un cinema di paese (parliamo di decenni or sono; si trattava di uno dei primi films a colori proiettati in quel cinema; ai tempi di Ursus & C. per intenderci). Ebbene, mentre sullo schermo appariva una bionda da schianto a bordo di una fuoriserie, dissi entusiasta a quel mio amico: " Hai visto che bona? Sarebbe bello avere una ragazza così!!!" E quel mio amico rispose: "Sì. Ma preferei la macchian. Con quella auto sai quante ne rimordhi di quelle bionde!" Scherzi a parte. trovo positivo che le scuole stiano aprendo le porte agli psicologi dell'età adolescenziale; ed anche il SSN, se non sbaglio, prevede la figura dello psicologo come fondamentale nelle equipes dei Consultori. Almeno sulla carta. POi non so se concretamente sia davvero attiva questa figura professionale che io reputo veramente importante.. con simpatia Albix
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Manuela: Ciao piccola ape furibonda.
I volgari marinai non hanno potuto spezzare le tue Immense ali di Albatro.
Grazie...e sogni d'oro.
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oltremare: Bellissimo tributo ad una grande donna.Addio cara Alda.
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apepazza: Carissimo dottore, ho letto con attenzione il suo post e ne ho tratto un grande giovamento. Lei riesce sempre, col suo stile chiaro ed esaustivo, a dipanare le nubi che affollano il mio cielo. Grazie infinite per il suo lavoro e...50000 di questi click!!!
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Ely: tanti auguri per il tuo sito, sempre molto interessante ed originale e un augurio speciale affinchè in futuro possa continuare a essere di supporto a tante persone...ai prossimi 50000 click!...Elisabetta.
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Soiia: Sono curiosa di leggere questo libro. In Italia i pregiudizi sono tanti e profondi...
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Soiia: Bellissimo articolo :)
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Dott. E.M. Secci: Cara apepazza, ho cercato di rispondere alle sue domande con questo post. La ringrazio per il commento e l'assiduità con cui segue il mio lavoro.
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silvia: stupendo....mi immedesimo, come sempre
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apepazza: Caro Dottore,
seguo da qualche mese il suo blog con molto interesse, ma soltanto ora mi risolvo a sottoporle un annoso dilemma: Che differenza intercorre tra Innamoramento e Amore? Ma soprattutto, si può parlare di Amore anche nel caso in cui si tratti di un sentimento "a senso unico" e con scarse, pressoché nulle, probabilità di essere corrisposto? Ringraziandola anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi, le porgo i miei più cordiali saluti.
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anonimo: Vorrei complimentarmi con Lei per i racconti illuminanti sulla dipendenza affettiva. Questo è uno dei tanti comportamenti patologici. Sarà molto interessante il proseguo. Un saluto
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Quando l'amore è una droga: psicopatologia delle dipendenze affettive (2)

postato da Enrico Maria Secci [16/10/2009 14:05]
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Impulsività, instabilità dell'umore e asimmetria relazionale

 

La storia di Licia presenta i tre elementi minimi sufficienti per individuare  una situazione di dipendenza affettiva patologica: l'impulsività, l'instabilità dell'umore e la marcata asimmetria dei ruoli nella relazione. Chi vive una situazione di dipendenza affettiva sperimenta queste tre dinamiche in varie combinazioni e in differenti intensità prima che si strutturino i sintomi clinici di solito associati alla dipendenza relazionale come ansia, panico, depressione e disturbi del comportamento alimentare.

L'impulsività è una condizione di incapacità di contenere le proprie pulsioni, in particolare quelle rivolte all'oggetto d'amore. L'impulsività risponde alla legge del "tutto e subito" e si coniuga al tempo presente: l'espressione dell'impulso non può essere rimandata al futuro, aspettare è impossibile e doloroso, perciò non rimane che agire nell'immediato. Il dipendente affettivo si trova nell'impossibilità di tollerare emozioni frustranti e agisce facendo la prima cosa che può sollevarlo dall'angoscia, anche quando sul piano razionale è perfettamente consapevole che le sue azioni saranno inefficaci o controproducenti. Per esempio, mentre Licia guidava verso casa di Francesco era perfettamente consapevole dell'inutilità della propria azione ma, allo stesso tempo, l'impulso di compierla la dominava completamente.

Dal racconto di Licia emerge come il suo umore di Licia, passi rapidamente da momenti di angoscia a momenti di estrema lucidità percepita, per poi scivolare nel buio di una confusione quasi onirica. La ciclicità rapida nel tono dell'umore si riscontra frequentemente nella storia di chi patisce un attaccamento affettivo disfunzionale. Il passaggio rapido dall'esaltazione alla disperazione, dalla certezza alla confusione più totale istituisce nel tempo una instabilità dell'umore che finisce per condizionare tutti gli ambiti dell'esistenza della persona e patologizzarli.

Licia perse interesse e motivazione al lavoro, sviluppò un atteggiamento scostante e aggressivo e il cercare comprensione in alcune colleghe non fece altro che aggravare la sua condizione. Come molto spesso accade, le confidenze di Licia diedero luogo a un fuoco incrociato di opinioni, giudizi e consigli del buon senso quotidiano che non fecero che aumentare il suo livello di frustrazione, di conseguenza, l'instabilità dell'umore.

Le alterazioni dell'umore, in genere in senso depressivo, sono tra i principali motivi che alimentano una dipendenza affettiva. L'altro, con le sue emozioni, i suoi comportamenti e le sue reazioni diventa gradualmente il solo individuo in grado di placare o alleviare la caduta depressiva. La sua presenza riduce il dolore del rifiuto e l'ansia della solitudine, anche se nel contempo amplifica gravemente e paradossalmente il senso di inutilità e di abbandono. Così, ogni dipendenza è l'esito di una relazione patologica, una relazione drasticamente sbilanciata in termini di riconoscimento, di potere, di dare e di avere. Ogni dipendenza prospera all'interno di una asimmetria di relazione in cui un membro della coppia prevale e l'altro soccombe. La relazione asimmetrica consiste prevede l'esistenza di differenze tra quello che i membri possono dare, chiedere e fare e diventa tanto più patologica quanto meno è reciproca. Tornando all'esempio, Licia era suo malgrado succube delle richieste di Francesco. Doveva rispettarne i tempi, stare ai suoi spostamenti, tollerarne i silenzi. E questo era il minimo. Francesco aveva il diritto di chiederle dettagli circa la sua vita affettiva e sessuale, cosa a lei violentemente preclusa. Francesco poteva decidere se e come incontrarla, Licia aveva il ruolo di aspettare. L'assoluta mancanza di reciprocità rende la relazione asimmetrica un luogo di patologia e di stress angoscioso.

Impulsività, instabilità dell'umore e asimmetria relazionale sono una miscela tossica in grado di trasformare chiunque in un dipendente affettivo, in una persona che non ha più il controllo della propria vita e che "incomprensibilmente" viene aggredita da sintomi sempre più pesanti destinati a edificare una prigione d'amore da cui si ha la sensazione sia impossibile uscire.

 

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