Quando l'amore è una droga: psicopatologia delle dipendenze affettive (2)
CONTINUA DA Quando l'amore è una droga (1) Impulsività, instabilità dell'umore e asimmetria relazionale
La storia di Licia presenta i tre elementi minimi sufficienti per individuare una situazione di dipendenza affettiva patologica: l'impulsività, l'instabilità dell'umore e la marcata asimmetria dei ruoli nella relazione. Chi vive una situazione di dipendenza affettiva sperimenta queste tre dinamiche in varie combinazioni e in differenti intensità prima che si strutturino i sintomi clinici di solito associati alla dipendenza relazionale come ansia, panico, depressione e disturbi del comportamento alimentare. L'impulsività è una condizione di incapacità di contenere le proprie pulsioni, in particolare quelle rivolte all'oggetto d'amore. L'impulsività risponde alla legge del "tutto e subito" e si coniuga al tempo presente: l'espressione dell'impulso non può essere rimandata al futuro, aspettare è impossibile e doloroso, perciò non rimane che agire nell'immediato. Il dipendente affettivo si trova nell'impossibilità di tollerare emozioni frustranti e agisce facendo la prima cosa che può sollevarlo dall'angoscia, anche quando sul piano razionale è perfettamente consapevole che le sue azioni saranno inefficaci o controproducenti. Per esempio, mentre Licia guidava verso casa di Francesco era perfettamente consapevole dell'inutilità della propria azione ma, allo stesso tempo, l'impulso di compierla la dominava completamente. Dal racconto di Licia emerge come il suo umore di Licia, passi rapidamente da momenti di angoscia a momenti di estrema lucidità percepita, per poi scivolare nel buio di una confusione quasi onirica. La ciclicità rapida nel tono dell'umore si riscontra frequentemente nella storia di chi patisce un attaccamento affettivo disfunzionale. Il passaggio rapido dall'esaltazione alla disperazione, dalla certezza alla confusione più totale istituisce nel tempo una instabilità dell'umore che finisce per condizionare tutti gli ambiti dell'esistenza della persona e patologizzarli. Licia perse interesse e motivazione al lavoro, sviluppò un atteggiamento scostante e aggressivo e il cercare comprensione in alcune colleghe non fece altro che aggravare la sua condizione. Come molto spesso accade, le confidenze di Licia diedero luogo a un fuoco incrociato di opinioni, giudizi e consigli del buon senso quotidiano che non fecero che aumentare il suo livello di frustrazione, di conseguenza, l'instabilità dell'umore. Le alterazioni dell'umore, in genere in senso depressivo, sono tra i principali motivi che alimentano una dipendenza affettiva. L'altro, con le sue emozioni, i suoi comportamenti e le sue reazioni diventa gradualmente il solo individuo in grado di placare o alleviare la caduta depressiva. La sua presenza riduce il dolore del rifiuto e l'ansia della solitudine, anche se nel contempo amplifica gravemente e paradossalmente il senso di inutilità e di abbandono. Così, ogni dipendenza è l'esito di una relazione patologica, una relazione drasticamente sbilanciata in termini di riconoscimento, di potere, di dare e di avere. Ogni dipendenza prospera all'interno di una asimmetria di relazione in cui un membro della coppia prevale e l'altro soccombe. La relazione asimmetrica consiste prevede l'esistenza di differenze tra quello che i membri possono dare, chiedere e fare e diventa tanto più patologica quanto meno è reciproca. Tornando all'esempio, Licia era suo malgrado succube delle richieste di Francesco. Doveva rispettarne i tempi, stare ai suoi spostamenti, tollerarne i silenzi. E questo era il minimo. Francesco aveva il diritto di chiederle dettagli circa la sua vita affettiva e sessuale, cosa a lei violentemente preclusa. Francesco poteva decidere se e come incontrarla, Licia aveva il ruolo di aspettare. L'assoluta mancanza di reciprocità rende la relazione asimmetrica un luogo di patologia e di stress angoscioso. Impulsività, instabilità dell'umore e asimmetria relazionale sono una miscela tossica in grado di trasformare chiunque in un dipendente affettivo, in una persona che non ha più il controllo della propria vita e che "incomprensibilmente" viene aggredita da sintomi sempre più pesanti destinati a edificare una prigione d'amore da cui si ha la sensazione sia impossibile uscire.
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in fondo la pubblicità serve per questo no? sennò uno si comprerebbe i biscotti qualunque al discount, ma vuole l'effetto felicità che vede in tv
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